| IL DECANTER |
La storiaNel terzo decennio del secolo XVIII, il marchese Ginori ricevette in feudo dal Granduca di Toscana i principali castelli della Val di Cecina, al confine con la contea di Bolgheri dei Gherardesca, con l'impegno di bonificare le paludi della foce del fiume che costituiscono la propaggine settentrionale della Maremma Toscana. Costruire canali, deviare torrenti, prosciugare stagni necessitava di molte braccia che occorreva alloggiare in un posto salubre. A questo scopo, il marchese individuò un'altura boscosa sulle prime colline che guardano il mare, facilmente raggiungibile dalla costa. Là, egli fece costruire due grandi case che si ergono sulla pianura costiera, offrendo un'ampia veduta che dalla punta di Castiglioncello, immortalata nelle pitture dei Macchiaioli, si distende verso il promontorio dell'etrusca Populonia e da cui lo sguardo può raggiungere l'isola d'Elba, la Capraia, la Gorgona fino alle montagne della Corsica, accennate all'orizzonte. Occorrevano materiali per costruire case, rinforzare argini, costruire chiuse per regolare il corso del fiume e dei torrenti. C'era bisogno di legname per le fornaci di mattoni, tegole e piastrelle per le palizzate ed i ponteggi. Si iniziò così a disboscare la sommità ed i lievi pendii attorno alle abitazioni; terminati i lavori, gli operai se ne andarono e quelle due case rimasero abbandonate al loro destino. Giunsero allora i contadini e quei terreni, liberati ormai dal bosco si coprirono di vigneti, oliveti e campi di grano... quella che ora è la tenuta Pakravan-Papi. |
L'aziendaRaccontare un territorio attraverso il vino non è cosa facile. Occorre trovare il modo di intrappolare nei grappoli d'uva e nei tini di fermentazione gli aromi dei ginepri, dell'alloro e delle ginestre, delle brezze salmastre spiranti tra le loro fronde, dei venti freschi del nord che si incanalano nella Val di Cecina. Per far questo occorreva riscoprire le nostre antiche radici e farle esprimere, al meglio, con l'aiuto di nuove tecnologie. Così ha preso vita il Gabbriccio un Sangiovese in purezza dagli aromi ampi, in cui lo speziato non prevale sui frutti rossi, ricco di struttura e di una giusta acidità che consente di affrontare lunghi affinamenti in bottiglia. Ma la conca del Cecina è diventata ben nota soprattutto per la sua capacità di esprimere le tipologie "bordolesi": in questa zona sono nati vini prestigiosi quali il Sassicaia, l'Ornellaia e il Lupicaia. L'ipotesi di impiantare Cabernet e Merlot doveva dunque necessariamente essere presa in considerazione. Come non pensare ai terreni di acciottolato formatosi dal graduale disgregarsi di rocce effusive che, con la loro ricchezza di minerali, ci ricordano che siamo ai bordi delle colline metallifere, origine della ricchezza degli Etruschi di Volterra? Così i vigorosi Cabernet e Merlot sono stati impiantati in questi terreni, fortemente scolanti - che consentono solo produzioni dai quantitativi limitati - esposti a mezzogiorno; si è optato per vigneti con densità non eccessive (5500 ceppi per ettaro), per non infierire sulla vitalità della pianta, già provata dalla povertà idrica del suolo. Il Merlot che si è ottenuto presenta una intensa ricchezza di aromi e di struttura, tanto che si è voluto presentarlo nella sua purezza, ed è nato cosi il Beccacciaia dal nome della parcella su cui è stato impiantato. La vocazione "bordolese" del territorio è stata affidata al Cancellaia nome che, come per il Beccacciaia, trae origine da quello della parcella di terreno in cui sono stati impiantati i Cabernet. In questo vino si riscopre la profondità elegante e severa del Cabernet, Franc e Sauvignon, smussata ed arricchita dagli aromi complessi del Merlot. Abbiamo infine voluto un vino bianco che trovasse il suo riferimento nella solidità equilibrata dello Chardonnay e nella allegra aromaticità, senza eccessi, della Malvasia Toscana, che non temesse di mostrare i suoi tannini, ma li arrotondasse nella delicata pienezza conferita dalla vinificazione in legno e dal batonnage delle fecce. Così è nato il Serra de' Cocci, un vino che ricorda l'eleganza degli Chardonnay borgognoni, con una sfumatura "mediterranea", affidata alla Malvasia Toscana. Raccontare un territorio attraverso il vino è una sfida continua. Una fatica che tuttavia non pesa, poiché coinvolge e premia anche quando accade che ti deluda, poiché ti insegna le cose nuove che non hai ancora osservato, che non hai ancora capito, ma che la natura sapeva e che gradualmente si lasciano scoprire e possedere perché l'uomo le utilizzi, e trovi, attraverso di esse, il modo di creare senza distruggere, e di vivere un'esistenza gratificante e senza angosce. |